Viticoltura in Valle d’Aosta

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STORIA

Quella della viticoltura in Valle d’Aosta, è una tradizione che ha origini antiche. A dimostrazione di come la cultura del vino fosse intrinseca nel territorio, al Castello di Issogne vi è l’affresco del 1400 raffigurante scene di mercato e vendite di uve.  In epoche più recenti, a fine Ottocento, il territorio vitato ha raggiunto il massimo livello di coltivazione, arrivando a ricoprire 3.000 ettari di terreno, a fronte degli attuali 400.

Purtroppo, a causa delle successive guerre, dell’avvento dell’industrializzazione, della comparsa della devastante fillossera, malattia d’importazione oltre oceanica, la coltivazione della vite ha subìto una drastica riduzione.

Fu solo dal 1951 che si posero le basi per lo sviluppo della viticoltura moderna, grazie all’istituzione dell’Ecole Pratique d’Agriculture, tramite una convenzione con l’Amministrazione Regionale, fondata e gestita dalla Casa Ospitaliera del Gran San Bernardo, avente come scopo, tra gli altri, quello di insegnare e divulgare le tecniche vitivinicole adeguate.

Il maggiore rappresentante fu il Canonico Vaudan, che si mise in prima linea per rilanciare la viticoltura valdostana. Il 1968 fu l’anno della svolta: fu organizzata la prima esposizione dei vini valdostani e il lavoro della Scuola venne riconosciuto e iniziò ad essere valorizzato sempre più. Inoltre, nel 1969, Vaudan convinse l’Amministrazione Regionale a creare una Cantina di sperimentazione, al fine di insegnare ai viticoltori a vinificare correttamente e a produrre quindi un vino di qualità.

In seguito, nel 1982, venne istituita la fondazione Institut Agricole Régional, che inglobò l’Ecole Pratique d’Agriculture e che aggiunse la ricerca di vecchi vitigni abbandonati e la sperimentazione di nuove varietà, oltre a fornire supporto tecnico e consulenza a tutti i viticoltori valdostani. Attività che continuano anche al giorno d’oggi, rendendo l’Institut Agricole Régionale un vero e proprio punto di riferimento.

Negli anni 2000 l’Amministrazione Regionale decise di investire nuovamente nel progetto vitivinicolo e rinnovare la vecchia Cantina di sperimentazione, trasformandola in una nuova efficiente costruzione, che è diventata un vero e proprio fiore all’occhiello della viticoltura valdostana.

È grazie al ruolo di entrambe le Istituzioni che ha avuto luogo la rinascita dei vini valdostani, la cui produzione è passata da mediocre per soddisfare unicamente il fabbisogno famigliare, ad una di qualità e redditizia per il mercato nazionale ed internazionale.

Negli anni ’70-‘80 nascono inoltre le Cooperative, che svolgono un ruolo molto importante non solo nella trasformazione delle uve, ma anche nella diffusione e nella vendita dei vini valdostani. Viene superato il concetto di  individualismo a favore dell’associazionismo, con un unico obiettivo: presidiare il territorio, mantenere i vigneti e “fare squadra” per offrire un prodotto qualitativamente migliore. La cooperazione tra soci diventa quindi un valore aggiunto ed il vino è l’espressione di questa nuova e proficua collaborazione. I soci viticoltori confluiscono l’uva alle Cooperative che, sotto la guida di esperti enologi e grazie all’utilizzo di macchinari all’avanguardia, la trasformano in un vino di qualità, valorizzandone al massimo le caratteristiche.

Con l’aumentare dei produttori privati, la necessità di associazionismo perdura e nasce così la Vival, associazione che riunisce i produttori vitivinicoli valdostani, al fine di tutelare e promuovere la vitivinicoltura valdostana.

 

Montagna

 

CLIMA E AMBIENTE

La viticoltura in Valle d’Aosta è un profondo atto d’amore verso la propria terra oltre ad essere una sfida quotidiana con la montagna. L’ambiente è ricco di avversità e i vigneti si devono adattare ad un territorio difficile e poco generoso. Ciò nonostante, i viticoltori, grazie all’orgoglio, al duro lavoro e al senso della tradizione riescono ad ottimizzare il terreno, traendone il massimo e producendo un vino di alta qualità. L’unico neo rimane la bassa produttività in termini quantitativi che sfavorisce la commercializzazione su larga scala, ma che dà ad ogni bottiglia un senso di esclusività ed unicità.

L’attività vitivinicola della regione si snoda in meno di 90 chilometri partendo dal confine con il Piemonte, nella bassa valle, fino a raggiungere l’alta valle e più precisamente Morgex.

Il territorio, di origine morenica, si divide in zone con particolarità climatiche e tipologie di coltivazione differenti, ma si accomuna per le seguenti caratteristiche: estati calde, scarse precipitazioni, ventilazione costante ed escursioni termiche significative tra il giorno e la notte.

Un altro elemento naturale caratteristico del territorio è il fiume, la Dora Baltea, che percorrendo la valle da est a ovest delimita due aree ben distinte e climaticamente diverse tra loro. La sinistra orografica, denominata Adret, è la zona più esposta al sole e vi si trovano la maggior parte delle vigne. La destra orografica, Enver, meno soleggiata, è vitata principalmente nella parte che si trova da Aosta ad Introd.

Infine, l’ottimizzazione delle ridotte dimensioni delle proprietà, per ottenere adeguate rese per ettaro, ha determinato una fittezza degli impianti decisamente superiore alle altre zone vitivinicole italiane.

 

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